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Castellammare del Golfo

Questa cittadina, che sorge sull’omonimo golfo, fonda la propria identità sul mare. Nato come emporio marino per i commerci della vicina Segesta, sul suo mare si riflettono le torri di avvistamento e i baluardi difensivi del castello. Ed è sul mare che si svolge la vita e si animano le calde serate estive.

Cosa vedere

Scopri un patrimonio storico, culturale e artistico senza tempo: in questa sezione troverai tutte le informazioni sui principali punti di interesse di Castellammare del Golfo.

Il Castello Arabo Normanno
Le prime notizie riguardanti il castello arabo-normanno di Castellammare del Golfo sono riferite dal geografo arabo Idrisi nel suo "Libro di Re Ruggero", risalente al 1154. Egli riferisce che «Nessun castello è più forte di sito né meglio per la costruzione che questo qui [...]». La costruzione del castello si attribuisce agli Arabi che lo eressero, intorno al X secolo, sulle rovine di preesistenti fortificazioni. Il castello venne edificato su uno sperone roccioso prossimo al mare, collegato alla terraferma tramite un ponte levatoio. Ampliato dai Normanni, divenne poi un'importante fortezza degli Svevi che lo cinsero di mura e vi innalzarono delle torri. Al centro delle lotte fra Angioni e Aragonesi, nel 1314 Castellammare si arrende a Roberto d'Angiò. Due anni più tardi gli Aragonesi hanno la meglio e si impadroniscono del castello, del quale distruggono parte delle fortificazioni ed una delle torri. Successivamente il Castello fu ricostruito e divenne dimora di numerose famiglie principesche, vassalle dell'Imperatore. Nel 1500 il castello aveva due torri merlate: una detta "di San Giorgio", l'altra "della Campana". Nel 1521 il fortilizio viene protetto da una prima cinta muraria e, nel 1537, venne eretta una terza torre, chiamata "il Baluardo". Nel 1587 venne completata la seconda cinta muraria, munita di tre porte d'accesso. È in questo periodo che il ponte levatoio venne sostituito dal ponte in muratura tutt'oggi esistente. Oggi il castello è stato restaurato e ospita, al suo interno, il Polo Museale "La memoria del Mediterraneo" che ha lo scopo di conservare e valorizzare il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico della città e del suo territorio. Esso è articolato in quattro sezioni: Museo dell'acqua e dei mulini, Museo delle attività produttive (Fondazione "Annalisa Buccellato"), Museo archeologico e Museo delle attività Marinare.

La Chiesa Madre
La Chiesa Madre (detta “la Matrici”) venne edificata, nel centro della vecchia Castellammare e al limite della città murata, su uno sperone di roccia tufacea che svetta sul mare per circa 25 metri. La costruzione venne iniziata nel maggio del 1726 dal principe di Aragona e signore di Castellammare Baldassare Naselli, per essere aperta al culto nel gennaio del 1736. In realtà, stando a quanto riferito dall'arciprete D. Tommaso Accardi la data del 1726 si riferisce alla terza riedificazione della Chiesa, che quindi sorgerebbe sulle fondamenta di costruzioni precedenti. Stando ad un atto notarile datato 4 maggio 1726, il costruttore fu il palermitano Carlo Bruno, mentre il progetto dell'edificio viene attribuito all'architetto Giuseppe Mariani che, oltre a realizzare i disegni, diresse i lavori. Legato alla tradizione classica, il Mariani adopera, nella facciata della Chiesa Madre, uno stile semplice e slanciato, le cui linee ben armonizzate si riflettono anche all'interno dell'edificio sacro, in cui è presente una grande navata centrale, strettamente connessa al presbiterio e alle navate laterali. All'esterno la chiesa si apre verso occidente con tre porte di ingresso, corrispondenti alle tre navate interne. La pianta è a croce latina e la divisione fra le navate è realizzata attraverso tre colonne a pianta quadrata per ogni lato, che sorreggono altrettanti archi rotondi. La separazione fra il presbiterio e il vano della chiesa, invece, avviene per mezzo di due gradini e una balaustra in marmo rosso. La chiesa, dedicata alla Vergine SS. del Soccorso, ospita al suo interno nove altari: il primo è l'altare maggiore, sormontato da un pregiato crocifisso ligneo e dedicato, appunto, al SS. Crocifisso. Nella navata di sinistra si trovano, a partire dal fondo della chiesa, l'altare del Simulacro di Maria SS. del Soccorso, chiuso da due pregiate ed antiche cancellate; l'altare dedicato a Giuseppe; quello di Maria SS. del Carmelo; l'altare di S. Vincenzo Ferreri con la statua di S. Rocco; a quest'ultimo altare segue il fonte battesimale in marmo. Nella navata di destra, procedendo nello stesso ordine, si trovano: l’altare del SS. Sacramento con la statua del S. Cuore di Gesù; l'altare di Maria SS. del Lume; l'altare dei SS. Apostoli Pietro ed Andrea; l'altare di S. Gaetano con la statua di S. Francesco d’Assisi. La decorazione interna, pur essendo influenzata dal Barocco, mantiene tuttavia una certa leggerezza e semplicità, e si caratterizza per gli stucchi e gli intrecci, cui si affiancano affreschi e marmi policromi. In particolare, su uno degli affreschi della navata principale è possibile leggere il nome dell'artista che li realizzò. Leggiamo infatti “Ioseph Tresca fecit A.D. 1767”; tuttavia da altre testimonianze risulta che non fu solo il Tresca a fare tali affreschi. Lo scrittore Agostino Gallo, infatti, parlando di Giuseppe Velasquez riferisce che questi, in età giovanile, seguì il suo maestro Giuseppe Tresca a Castellammare per dipingere tre affreschi nella volta centrale della Chiesa Madre. Ed è proprio al Velasquez che sembra si debba attribuire l'affresco dipinto nella volta del Coro, in cui si fondono Vecchio e Nuovo Testamento. La scena raffigura la discesa di Cristo Trionfante al limbo, attorniato dai principali protagonisti dell'Antico Testamento. Lo spazio pittorico è diviso in tre piani, in cui i colori si attenuano mano a mano che ci si avvicina al vertice, su cui svetta la raffigurazione del Cristo. Nel primo registro sono raffigurati Re David con l'arpa, Mosè con le tavole della Legge e il sommo sacerdote; nel secondo Adamo ed Eva. Per quanto riguarda gli altri affreschi, quello posto sopra l'ingresso principale rappresenta Ester che chiede la grazia per il suo popolo al re Aussero. L'affresco dipinto sopra l'arco del presbiterio raffigura invece Giuditta. Nel grande medaglione centrale è raffigurata l'Assunzione della Vergine Maria, sollevata dagli Angeli verso la SS. Trinità, con il Padre, rappresentato come un vecchio dalla barba bianca, il Figlio, che regge la Croce, e lo Spirito Santo, sotto forma di colomba.

La Chiesa San Giuseppe
La chiesa di San Giuseppe sorge nel quartiere Petrazzi e risale agli ultimi anni del XIX secolo. Ad unica navata, presenta un ingresso principale rivolte a Nord, ed uno laterale che si apre sulla Via Chiesa Nuova. All'interno della chiesa si trovano cinque altari: quello maggiore dedicato a San Giuseppe; sul lato destro, il primo è dedicato a S. Nicolò mentre nel successivo è venerato il S. Cuore di Gesù; sul lato sinistro, infine, si trovano le cappelle della Madonna Addolorata e della Madonna di Fatima. Gli affreschi che decoravano la chiesa sono purtroppo stati rimossi a causa della forte umidità che afflige la chiesa, ad di sotto della quale scorre una sorgente d'acqua. Rimangono tuttavia ben conservate le colonne con capitelli corinzi e le sculture in gesso. Dei tre pulpiti originali ne rimane solo uno, in cui sono raffigurati i quattro Evangelisti, ognuno col proprio simbolo: S. Giovanni con l'Aquila; S. Matteo con l'Angelo; S. Marco con il Leone; S. Luca con il Toro.

Scopello: i faraglioni e il “Museo sommerso”, la tonnara e il baglio
Scopello è un antico borgo marinaro che sembra sia sorto sul sito delle mitica città di Cetaria (il cui nome potrebbe derivare dall'abbondanza di tonni che popolano il mare nei pressi dei Faraglioni). La posizione riparata dei Faraglioni, ha fatto di questo luogo un importante punto di ancoraggio sin dall'antichità, cosa che si può evincere dal grande numero di reperti trovati sui fondali di questo specchio d'acqua. Si tratta di anfore e altri resti ceramici greci, punici, africani e spagnoli. Proprio per permettere ai visitatori di ammirare queste meraviglie nascoste, è stato istituito un percorso archeologico chiamato “Museo sommerso” in cui, attraverso una cima-guida che consente di seguire il senso logico dell'itinerario, è possibile ammirare i reperti presenti sul fondale, tutti adeguatamente etichettati e datati. L'antica tonnara di Scopello si data al XV secolo. Passata, nel corso dei secoli, a diverse famiglie nobiliari e ordini religiosi, nel 1874 venne acquista da Ignazio Florio. Fondamentale per l'economia della zona castellammarese, la tonnara è stata attiva fino alla metà del '900. Il borgo di Scopello, posto sul promontorio che svetta sui Faraglioni, sorge su un più antico insediamento che, abitato fin dall'età ellenistica, continuò la sua vita anche in epoca romana e islamica. Inserito nel “demanio regio” di epoca normanna, nel 1235 l'imperatore Federico II di Savoia lo concesse in feudo alla città di Erice. Il borgo attualmente esistente risale al XVII secolo e ospita di un baglio seicentesco attorno a cui sorse un piccolo e suggestivo agglomerato contadino e la piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Monte Inici
Dal Belvedere di Castellammare del Golfo, superando l'area attrezzata della Forestale, si può salire il versante orientale di Monte Inici, raggiungendo la “Fossa del Bue” (un'ampia radura boschiva), il laghetto dello “Stagnone”, il rimboscamento di “Fontanelle” ed il bosco della “Vaccaria”. Sulla cima si possono osservare le caratteristiche “niviere”, grandi cavità artificiali nelle quali, in antichità, veniva conservato il ghiaccio. Dal punto di vista geologico il Monte Inici è particolarmente interessante perché, grazie all'azione delle acque sulfuree e di quelle piovane si sono venute a creare numerose grotte, che offrono al visitatore un uno spettacolo suggestivo. In particolare, attraverso le visite guidate proposte dalla Settosezione C.A.I. di Castellammare del Golfo, è possibile visitare l'”Abisso dei Cocci - Ramo dei Laghi”: si tratta di una grotta naturale a sviluppo in prevalenza orizzontale, i cui differenti livelli sono collegati da pozzi e scivoli, che raggiungono la profondità massima di 305m circa. La grotta si caratterizza per la presenza di stalagmiti e stalattiti che creano incredibili giochi di forme e di colori. Le concrezioni calcaree, in perenne mutamento, offrono uno spettacolo tanto suggestivo quanto bizzarro.

La Riserva dello Zingaro
La Riserva dello Zingaro è stata la prima riserva naturale istituita nella Regione Sicilia ed ingloba il tratto di costa, lungo all'incirca sette chilometri, compreso fra Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo. Importantissima per la sua flora, caratterizzata da piante rare ed endemiche, la Riserva è probabilmente ancora più peculiare dal punto di vista faunistico, poiché la diversità di specie animali in essa presenti non si riscontra in nessun altro luogo della Regione. Allo Zingaro nidificano e si riproducono circa trentanove specie di uccelli, soprattutto rapaci, come il falco pellegrino, il gheppio e la poiana. Interessante anche per l'aspetto archeologico, la Riserva ospita la magnifica Grotta dell'Uzzo, sede di uno dei primi insediamenti preistorici di Sicilia. All'interno della Riserva è possibile seguire tre itinerari, tuttavia grazie alla segnaletica in essa presente, è possibile seguire percorsi alternativi adeguati alle esigenze e agli interessi di ciascun visitatore. Sentiero costiero. È il sentiero più frequentato della Riserva e, collegando l'ingresso Sud (Scopello) con quello Nord (S. Vito Lo Capo), ha una lunghezza di circa sette chilometri, percorribili in un paio d'ore. Subito dopo l'area pic-nic e il Centro Visitatori (in cui ha sede un piccolo Museo Naturalistico), una biforcazione conduce alle calette di Punta Capreria, caratterizzate per le loro spiaggette di ciottoli. Proseguendo sul sentiero principale, dopo un paio di chilometri, si arriva Cala del Varo, che ospita un piccolo rifugio aperto solo nel periodo estivo. Ancora qualche chilometro e si raggiunge contrada Zingaro, la zona centrale della Riserva, caratterizzata dalla presenza delle palme nane e da cui si possono facilmente raggiungere Cala della Disa e Cala Berretta. Seguono poi le contrade di Marinella e Uzzo, con le omonime meravigliose calette. La Grotta dell'Uzzo sopracitata è raggiungibile attraverso una breve deviazione in salita. In prossimità della Grotta si trova il “Museo della Civiltà Contadina”. Poco prima dell'ingresso Nord, si trova la Tonnarella dell'Uzzo, che ospita il “Museo delle Attività Marinare”. I rifornimenti idrici del sentiero costiero si trovano a Cala del Varo (solo durante la bella stagione), e al “Museo della Civiltà Contadina” di contrada Uzzo . Sentiero di mezza costa. È il sentiero che senza dubbio offre il più bel panorama. Ha una lunghezza di otto chilometri e mezzo, per percorrere i quali occorrono all'incirca quattro ore e mezzo. Partendo dall'ingresso meridionale occorre raggiungere il Centro visitatori, dal quale parte un ripido sentiero in salita che conduce all'inizio del sentiero di mezza costa (290 m) che, parallelo al sentiero costiero, attraversa la Riserva da Sud a Nord. Superato il bivio che conduce al Bosco di Scardina (vedi infra, sentiero alto) si continua fino a raggiungere prima Pizzo del Corvo e poi contrada Sughero (367 m), dalla quale si può godere di una splendida vista dall'alto e che ospita diversi caseggiati rurali, alcuni dei quali adibiti a rifugio. Continuando a salire, dopo un paio di chilometri si raggiunge Borgo Cusenza, una borgata rurale anticamente abitata da pastori e contadini. A questo punto è possibile sia salire verso il sentiero alto che scendere verso il sentiero costiero e l'uscita. I rifornimenti d'acqua sono possibili in contrada Sughero e a Borgo Cusenza. Sentiero alto. È certamente il sentiero più impegnativo, la cui lunghezza si aggira intorno ai diciassette chilometri e mezzo, percorribili in circa sette ore. Dopo aver raggiunto l'inizio del Sentiero di mezza costa (290 m), a poche centinaia di metri si incontra un sentiero che sale vertiginosamente e al termine del quale si giunge ad un pianoro (533 m) posto alle falde del Bosco Scardina. Continuando a salire per circa quindici minuti si raggiunge Pianello. Da questo punto è possibile scendere nuovamente verso il Sentiero di mezza costa o proseguire lungo il confine della Riserva, verso i rilievi di Monte Speziale (914 m) e Pizzo dell'Aquila (759 m). Si giunge poi a Portella Mandra Nuova (717 m) da cui è possibile godere di una meravigliosa vista panoramica. Da qui, si può salire verso Monte Passo del Lupo (868 m) o scendere verso Marcato Puntina e Borgo Cusenza.

Fosse Granarie
Nel 2013 durante i lavori per la posa delle condutture del metano, nella parte inferiore del corso Garibaldi furono ritrovate delle antiche fosse granarie risalenti all'epoca normanna. Hanno un diametro alla base di circa 10 metri e mezzo, una profondità di circa 9 metri con una apertura superiore di circa 1 metro e 60 centimetri. Una fossa è integra e di agevole accesso, mentre l’altra ha parte della volta rovinata ed è completamente piena di terra e detriti. le fosse granarie venivano costruite per conservare il grano, sono presenti in tutta Italia, nel corso dei secoli la forma data alle fosse andava da quella cilindrica, a quella a giara o a fiasco, a quella a tronco di cono o ad imbuito. le fosse di Castellammare si pensa risalgono al 1300, ai tempi in cui fu costruito il caricatore e si trovavano in quello che era chiamato "lu chianu di lu funnacu". Il complesso montuoso dell'Inici domina da Sud con i suoi mileicentosessantaquattro metri slm. l'abitato di Castellammare.
Da lassù nelle giornate serene e di buona visibilità uno splendido scenario si offre agli occhi dei pochi interessati visitatori, l'intero golfo di Castellammare la costa dello Zingaro ed ancora Erice, ed i paesi dell'interno. I tesori visibili della montagna hanno per anni celato agli studiosi ben più interessanti e ricchi tesori che essa contiene al suo interno, l'Inici è infatti una montagna ad alto potenziale carsico. Più di 22 cavità sono state esplorate e censite fra grandi e piccole nel corso degli anni. Fra tutte , due sono di particolare rilievo: la "Grotta dell'Eremita" e "l'Abisso dei Cocci".
Il loro interesse è dovuto oltre che al fatto di essere quelle con maggiore sviluppo sia orizzontale che verticale, all'essere anche quelle di maggiore interesse scientifico, in ragione della rarita delle morfologie e dei depositi al loro interno. Tali particolarità sono da attribuire quasi sicuramente all'azione combinata di acqua sulfuree, e acque comuni di percolazione. Tali grotte per dimensione sono da ascrivere tra le maggiori di tutta la Sicilia. La "Grotta dell'Eremita" completamente esplorata, infatti ha uno sviluppo complessivo di più di 4.500 metri ed un dislivello totale di ben 310 metri. L'Abisso dei Cocci non ancora completamente esplorato ha uno sviluppo di più di 2.000 metri ed un dislivello complessivo di 420 metri.
La "Grotta dell'Eremita" è conosciuta anche come "Grotta del Cavallo", presenta diversi ingressi, alcuni dei quali attualmente interrati; di questi tre sono accessibili, un ingresso alto e due bassi, gli ingressi alti si aprono a quota 528-530 slm, a poca distanza l'uno dall'altro, mentre l'ingresso alto si apre a quota 539 slm. L'abisso dei Cocci si apre ad una quota di 567 slm ed i suoi due ingressi sono raggiungibili dopo una discesa in parete di 60 ml. Gallerie, saloni, pozzi, laghetti, formazioni di stalattiti, stalagmiti, cannule e colonne costituiscono il paesaggio di questo mirabile opera della natura. Nella "Grotta del Cavallo", alcune gallerie collegate da pozzi, presentano non il fondo di nuda roccia, ma un fondo detritico e in altri casi veri e propri strati di guano di pipistrelli che vi abitano numerosi. Tali presenze assai antiche hanno permesso il formarsi di un minerale assai raro in grotta il "carbonato apatite", formatosi in ragione della ricchezza di fosforo del guano, qui non in forma di croste, quanto piuttosto concrezionato in vere e proprie stalattiti.
L'effetto combinato delle acque sulfuree e i vapori da esse sprigionati in combinazione con il normale carsismo hanno dato luogo a "volte" con conformazioni a cupola particolarissimi e non riscontrate in altri luoghi in Sicilia. Entrambe le cavità per motivi diversi rivestono un notevole interesse ai fini archeologici essendo state abitate o frequentate dalla preistoria al tardo Medio Evo.
Dal 28 Ottobre al 13 Novembre 1992 la Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Trapani con il supporto logistico del CAI ha intrapreso una campagna di scavi preliminari nella "Grotta del Cavallo", rinvenendo reperti ceramici attribuibili tra il neolitico e l'eneolitico iniziale. L'interesse per la grotta naque dalla possibilità assai rara di potere rilevare un deposito incontaminato da quando l'ultimo abitante preistorico ne calpestò il suolo. Qui si cammina infatti su un soffice terreno archeologico da cui fuoriescono di tanto in tanto frammenti ceramici e oggetti in pietra lavorata.
Durante gli scavi sono venuti alla luce frammenti ceramici finemente decorate da incisioni secondo gli stili di Stentinello (neolitico) e San Cono - Piano Notaro (eneolitico) e da pittura secondo gli stili di Serraferlicchio e del Conzo (eneolitico), ed ancora aghi, punte e spatole in osso e selci. La presenza di una comunità montana nella grotta relazionata in qualche modo con altre comunità rivierasche, è testimoniata da reperti, qui rinvenuti, ma riferibili ad ambienti marini quali : conchiglie forate, ed attrezzi di ossidiana proveniente da Lipari.
In prossimità di un altro ingresso denominato "Grotta dello Spirito" sono stati rilevati materiali di epoca medievale, così come medievali sono i frammenti presenti nell'"Abisso dei Cocci" e pertinenti ai secoli XI-XV. Tale presenza cospicua di ceramiche medievali testimonia di un'intensa frequentazione delle cavità da parte di una qualche comunità presumibilmente dedita alla pastorizia.
Data la particolare rilevanza delle testimonianze storico-archeologiche, indipendentemente dallo scarso valore dei materiali ritrovati, la Soprintendenza ai BB.CC.AA. a conclusione degli scavi ha ritenuto opportuno chiudere con dei cancelli l'accesso alle due cavità, affidandone successivamente la custodia al locale Gruppo Speleologico associato al CAI.

Cosa fare

Castellammare del Golfo offre un vasto assortimento di eventi e manifestazioni folkloristiche e religiose. Scopri quali sono i principali appuntamenti dell’anno.

Festa di Santa Rita e Corteo Storico - 19 maggio
La Festa di Santa Rita, celebrata il 19 Maggio, si caratterizza come un imponente corteo durante il quale sbandieratori, stendardieri, musici medievali, cavalieri e nobili sfilano con costumi medievali per le principali vie della città insieme a centinaia di figuranti che rappresentano personaggi che furono coinvolti nella vita della Santa.

Rievocazione storica – 13 luglio
Il 13 luglio, ad anni alterni, viene rievocata la giornata del 1718, durante la quale un bastimento spagnolo, inseguito da una flotta inglese, cercò riparo sotto il Castello di Castellammare scatenando un'aspra battaglia, terminata (a favore dei Castellammaresi) grazie al salvifico intervento della Vergine Maria. Nel giorno della Rievocazione Storica viene rappresentato il momento del bombardamento da parte delle navi inglesi: una voce narrante descrive gli attimi salienti dell'avvenimento storico. L'apparizione della Madonna viene accompagnata da una suggestiva selezione musicale. Ai fuochi d'artificio che accompagnano l'apparizione della Vergine, segue la tradizionale processione in mare del Simulacro di Maria SS. del Soccorso. Quando la Processione giunge a riva, si ha il momento culminante della cerimonia, accompagnato da un tripudio di musiche e giochi pirotecnici.
La Rievocazione termina con la processione dei figuranti, che si avviano alla Chiesa Madre.

Festa della Patrona – 19, 20, 21 agosto
Maria SS. del Soccorso, patrona di Castellammare del Golfo, viene celebrata il 19, 20 e 21 agosto di ogni anno. Il primo giorno si caratterizza per la suggestiva "Processione a mare" durante la quale il Simulacro della Vergine, portato a spalla dai rappresentati dei marinai, parte dal borgo marinaro e, dopo aver attraversato i vicoli cittadini, giunge alla Marina dove viene posto su un'imbarcazione addobbata a festa e portato in processione in mare, seguito dalle imbarcazioni dei fedeli e dai pescatori che seguono il percorso tracciato in acqua da migliaia di lumini.
Il terzo giorno, invece, si svolge la "Processione di terra", che parte questa volta dalla Chiesa Madre e si snoda per le principali strade del Paese. Durante tutta la Processione, i fedeli cantano, in dialetto castellammarese, il Rosario dedicato alla Madonna. Al termine della Processione, non appena il Simulacro fa ritorno alla Chiesa Madre, hanno inizio i fuochi d'artificio.

Appuntamenti

Coast Cup
Giunto quest'anno all'ottava edizione, l'importante torneo giovanile di Beach Volley riconferma Castellammare del Golfo (e la sua famosa spiaggia "Playa") quale capitale regionale di questo sport.
Le edizioni precedenti, che si sono svolte dal 4 al 7 Luglio, hanno visto la partecipazione di oltre 300 atleti divisi in sei categorie di gioco che, su otto diversi campi di gara, si sono contesi i titoli under 14, 16 e 18 maschile e femminile. Sito ufficiale dell'organizzazione: http://www.coastcup.it

CICI Fest
Un festival estemporaneo per cortometraggi all’interno del quale dieci registi selezionati, vengono ospitati e dopo aver ricevuto un tema, sviluppano un progetto audiovisivo utilizzando location e gente del posto. 10 giovani filmmaker per una settimana viaggiano tra le strade, i vicoli, le scale dell’antico borgo per conoscere e far vivere con la propria videocamera una Castellammare del Golfo sconosciuta, viva e ricca di storia. Gli ospiti del CICIFILMFESTIVAL, di edizione in edizione, hanno contribuito a rendere l’evento prestigioso restituendo allo stesso una veste di evento altamente qualificato in ambito cinematografico. Sito ufficiale dell'organizzazione: http://www.associazionecici.com/

Filo in Festa - settembre
A Castellammare del Golfo il 4 e 5 settembre si svolge il FESTIVAL DEL RICAMO SICILIANO, patrimonio della nostra cultura e tradizione. La Sicilia è probabilmente la terra più ricca di ricamatrici che hanno fatto dell'arte del ricamo un vero e proprio mestiere fin dai tempi di Federico II. Nei secoli si è trasformato, si è evoluto ma ha continuato ad esistere grazie alla grandissima passione delle donne siciliane che vi hanno dedicato parte della loro vita. Negli ultimi anni ha subito, purtroppo, un forte declino, rischiando addirittura di scomparire a causa di un nuovo modo di vivere sempre più frenetico e dipendente dalla tecnologia, che ha sempre meno tempo da dedicare a questa meravigliosa forma d'arte. "Filo in Festa" vuole essere un'occasione per parlare dell'arte del ricamo con uno sguardo volto al passato, al presente e al futuro. Al passato allestendo una piccola mostra di preziosi ricami antichi. Al presente con l'esposizione di ricami moderni. Al futuro coinvolgendo i giovani e dedicando loro una sfilata di moda che vede il ricamo protagonista e, ancora di più attraverso un convegno sul ricamo che può rappresentare ancora oggi una prospettiva di lavoro, sviluppandosi anche in forma imprenditoriale. Durante l’evento, sarà organizzato il Concorso “Ago d'oro” per premiare il lavoro più apprezzato dai visitatori e da un'apposita giuria.

PaniCunzatuFest a Scopello - settembre
PaniCunzatuFest, degustazione e musica nel piccolo borgo di Scopello, frazione di Castellammare del Golfo (TP), tradizionale pane condito con olio extravergine, pomodoro, formaggio, acciughe e aromi vari. Serate con musica popolare siciliana. Un mix di tradizione, folklore e buon cibo. 

Presepe Vivente di Balata di Baida
L'emozione della tradizione, la Magia del Natale, appuntamento con la tradizione del Presepe Vivente di Balata di Baida a Castellammare del Golfo. Il "Presepe Vivente" è un momento di vita comune che, da poco più di venti anni anima e unisce la piccola comunità di Balata di Baida (frazione di Castellammare del Golfo nell'agro ericino) in occasione delle festività natalizie. L'evento, più volte riproposto nel corso degli anni, pur mantenendo l'aspetto meramente folcloristico e il suo valore di testimonianza di fede cristiana intende essere un'occasione per vivere l'avvenimento del Natale con semplicità e genuinità miste a fraternità e ad apertura verso coloro che vengono da "fuori".  E' ambientato in una cornice paesaggistica molto suggestiva, un piccolo borgo nel borgo, prima luogo di transito fra il Castello di Baida e la strada provinciale per Trapani, poche ed umili case di contadini tra fichidindia, sommacchi, olivi e piante endemiche, popolate da una comunità ancorata ai valori della famiglia, del lavoro dell'amicizia e della solidarietà, ancora oggi profondamente radicate nella coscienza degli abitanti. Il Presepe con i suoi quadri rievocativi di arti e mestieri intende richiamare alla memoria oltre alla centralità del mistero dell'incarnazione, le stesse origini della civiltà contadina, alla quale sono orgogliosamente legati gli abitanti della piccola frazione. La manifestazione si svolge nei giorni 26, 27 dicembre 2015 e 2, 3, 6 gennaio 2016. Per maggiori informazioni: www.presepeviventebalatadibaida.com 

Cosa mangiare

Vieni a gustare le tante specialità enogastronomiche che il borgo di Castellammare del Golfo offre. In questa sezione troverai i piatti più caratteristici del territorio.

CASSATELLE
Le cassatelle di ricotta siciliane sono un must della pasticceria siciliana. Famosi sono i bar di Castellammare del Golfo dove non si può non fermarsi per mangiare una cassatella con ricotta a qualsiasi ora della giornata.

BUSIATI CU L’AGGHIA (PASTA CON IL PESTO TRAPANESE)
La storia ci racconta che l’agghia pistata (aglio pestato) ovvero il pesto alla trapanese (ingredienti freschi e a crudo) è nato grazie ai genovesi che, anticamente, provenendo dall’estremo oriente con le loro navi, attraccavano al porto di Trapani. I genovesi, infatti, nelle loro soste a Trapani, fecero conoscere ai trapanesi le loro tradizioni culinarie (il pesto, l’agliata…), e i trapanesi le adattarono a quello che la terra di Sicilia produceva: le mandorle, i pomodori, il basilico e l’olio extravergine di oliva; lentamente, il pesto alla trapanese si diffuse in tutta la Provincia di Trapani. Il resto lo raccontano le busiate (maccheroni attorcigliati con il buso, che è il fusto della disa) che, per eccellenza, è la pasta che si abbina perfettamente al pesto alla trapanese.

Numeri utili: 

Polizia municipale: 0924 31221
Polizia di Stato: 0924 35911

Info: 

Numero abitanti: 15 357
Superficie: 127,32 Kmq